Alcune aziende non hanno bisogno di qualcuno che faccia il lavoro al posto loro. Hanno bisogno di qualcuno che metta in grado le persone che hanno già di farlo bene. Questo è il servizio: entro come coach digitale a tempo determinato, lavoro sugli account veri e sui numeri veri della tua azienda insieme al team, e me ne vado quando le persone interne saranno autonome. Dal 2014 formo professionisti del digitale: oltre 2.300 certificati.
È lo schema che ho visto ripetersi per undici anni dall’altra parte della cattedra. L’azienda compra una formazione, le persone passano due giorni ad ascoltare buoni contenuti su casi che non sono i loro, tornano alla scrivania con le slide in una cartella e riprendono a lavorare esattamente come prima. Non perché il corso fosse brutto: perché tra sapere una cosa e saperla fare sul proprio account, con i propri vincoli e il proprio capo che chiede risultati, c’è un salto che nessuna aula copre.
Il risultato lo conosci: il marketing resta appaltato a un’agenzia che nessuno in azienda è in grado di controllare, oppure resta in mano a una persona sola che se va via, porta via tutto. In entrambi i casi l’azienda non possiede la propria competenza digitale: la affitta.
Il Temporary Digital Coach è una figura a termine che entra in azienda per formare e affiancare il team marketing interno finché non è autonomo. Non porta un programma standard: apre gli account dell’azienda, guarda i numeri veri, e insegna partendo da quelli. Ogni sessione produce qualcosa che resta: un processo scritto, una dashboard, una struttura di campagna, un modello di report.
| Corso di formazione | Consulente | Temporary Digital Coach | Fractional Manager | |
|---|---|---|---|---|
| Su cosa si lavora | Casi generici | I tuoi dati | I tuoi dati, insieme al team | I tuoi dati, in prima persona |
| Chi esegue dopo | Nessuno di preciso | Tu | Il tuo team, formato | Io, con il tuo team |
| Cosa resta | Slide | Un documento | Competenza interna e processi scritti | Risultati e metodo |
| Obiettivo dichiarato | Erogare le ore | Consegnare l’analisi | Rendere il team autonomo | Muovere CAC, MER e LTV |
| Durata tipica | 1-2 giornate | Settimane | 1-6 mesi | Continuativa, minimo 3 mesi |
Dal 2014 sono docente e formatore su queste materie, in aula e in azienda. Il profilo docente su Digital Coach è ancora pubblico, insieme ai corsi che ho tenuto.
La misura Sviluppo Competenze del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, gestita da Invitalia, prevede un contributo del 50% sulle spese per servizi di formazione e consulenza legati alla transizione digitale, tecnologica ed ecologica. I progetti ammissibili vanno da 10.000 a 60.000 euro e la misura è riservata alle PMI con sede in Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata o Molise. Lo sportello è aperto dal 10 settembre al 21 dicembre 2026.
Ho passato più di un decennio dentro un’azienda EdTech italiana: prima come project manager, poi come Head of Coach and Trainer coordinando nove team tra docenti, coach e tutor, infine come Digital Marketing Manager con oltre dieci milioni di euro di budget pubblicitario sotto responsabilità diretta. In parallelo, sempre in aula. La storia completa è nel caso studio sul settore EdTech.
La differenza rispetto a un formatore di professione è questa: continuo a gestire account veri di clienti veri, oggi, mentre insegno. Quello che porto in aula lunedì l’ho verificato su un conto che spende venerdì. Sono anche autore di “Dal Controllo alla Fiducia” (Youcanprint, 2025), sul lavoro per obiettivi e sui team distribuiti, e rientro nell’1% dei profili LinkedIn per engagement secondo la dashboard della piattaforma.
Un corso insegna una materia su casi generici e finisce quando finiscono le ore. Qui si lavora dentro l’azienda, sugli account, sui dati e sui problemi reali di quel team, e il risultato si misura su una cosa sola: che alla fine le persone interne sappiano fare da sole quello che prima non sapevano fare.
No, ma serve che ci sia qualcuno che poi eseguirà. Il percorso si adatta al livello di partenza, rilevato con un assessment prima di cominciare. Quello che non funziona è formare persone che non avranno mai il tempo né il mandato di applicare quello che imparano.
Entrambi. Lavoro in smart working dal 2014 e ho coordinato nove team distribuiti in questo modo, quindi le sessioni da remoto funzionano davvero. Per il kickoff e per i workshop di una giornata la presenza in sede è consigliata: le trasferte si concordano.
Fino a dodici per il workshop. Per il percorso di autonomia il numero ideale è tra tre e sei: sopra quella soglia l’affiancamento individuale si diluisce e si torna a fare un corso.
Sì, ed è spesso la configurazione migliore. Un team interno che sa leggere i numeri rende l’agenzia più efficace, non superflua: le richieste diventano precise e le riunioni smettono di essere presentazioni.
Si vede prima della fine, perché ci sono verifiche intermedie e un manuale operativo che si costruisce strada facendo. Se a metà percorso il livello non sta salendo, lo dico e ridiscutiamo l’impostazione o ci fermiamo. Non ho vincoli di esclusiva né penali di uscita.
Mi racconti chi c’è dentro, cosa fa oggi e dove vi bloccate. Ti dico se serve formazione, se serve qualcuno che esegua, o se il problema non è nessuna delle due cose. Rispondo entro 24 ore.