Questo non è il caso studio di una campagna. È il caso studio di una carriera dentro la stessa azienda, dal ruolo operativo alla direzione marketing, mentre l’azienda cresceva. Sono entrato in Digital Coach nel 2014 come Web Project Manager e ne sono uscito nel 2025 da Digital Marketing Manager, dopo aver coordinato nove team, costruito il modello didattico che ha certificato oltre 2.300 professionisti e gestito oltre dieci milioni di euro di budget pubblicitario. Qui c’è cosa ho fatto, in che ordine, e cosa ne porto oggi dentro le aziende dei miei clienti.
Quando sono entrato, l’EdTech italiano era un settore giovane e Digital Coach era una realtà piccola che vendeva corsi di digital marketing a chi voleva cambiare lavoro. Il prodotto c’era. Quello che mancava era tutto il resto: un funnel di acquisizione che non dipendesse dal passaparola, un modello didattico ripetibile che non dipendesse dal singolo docente, e una struttura che reggesse la crescita senza spaccarsi.
Nei mesi in cui il lavoro da remoto in Italia era ancora considerato un privilegio sospetto, ho iniziato a lavorare così: prima in ibrido, poi al 100% da remoto, coordinando persone in città diverse. È il 2014, sei anni prima che una pandemia costringesse tutti a scoprirlo.
Nel triennio da Digital Marketing Manager gli obiettivi non erano su un solo numero. Far salire i lead è facile se non guardi quanto costano; far salire i clienti è facile se abbassi il prezzo. La difficoltà sta nel muoverli tutti insieme, tenendo il margine.
Un caso studio che racconta solo la parte che è andata bene serve a chi lo scrive, non a chi lo legge. Quindi mettiamo anche i limiti.