Perché assumere un Temporary Manager

La guida per chi la decisione la deve prendere o la deve far approvare: quanto costa davvero, che contratto si usa, come si misurano i risultati, quali agevolazioni esistono e come si porta la proposta in consiglio senza farsela bocciare.

di Giovanni Rasulo, Digital Marketing & Fractional Manager Aggiornato al 30 agosto 2026 Lettura 10 minuti
La risposta breve

Un’azienda assume un temporary manager quando le serve una competenza manageriale senior subito, per un tempo definito, senza aprire una posizione a organico. È operativo in due o tre settimane invece dei tre-sei mesi di una selezione, si contabilizza come servizio e non come dipendente (niente TFR, niente oneri contributivi, nessun costo di uscita) e lavora su obiettivi e KPI scritti nel contratto. In Italia le tariffe vanno da 800 a 2.500 euro al giorno secondo il ruolo, e circa il 51% degli incarichi è part-time: per molte funzioni bastano quattro-otto giorni al mese.

Che cos’è un temporary manager, e cosa non è

Un temporary manager (in ambito anglosassone interim manager: è la stessa figura) è un professionista con esperienza dirigenziale che entra in azienda per un mandato a termine, con deleghe operative e obiettivi scritti. Non viene assunto: nella grande maggioranza dei casi opera con un contratto d’opera professionale, fattura la propria prestazione e alla scadenza esce senza che si apra alcuna posizione da gestire.

La distinzione che conta di più, e quella che in azienda genera più equivoci, è con la consulenza. Il consulente analizza, raccomanda e consegna un documento: l’esecuzione resta a chi c’è già dentro. Il temporary manager entra nella struttura, decide, gestisce persone e processi e risponde dei risultati. Se nel contratto non ci sono deleghe scritte, quello che avete ingaggiato è un consulente, e vi costerà come un manager.

Non è nemmeno un profilo interinale né un sostituto tappabuchi: il temporary management si usa proprio quando la competenza che serve è più alta di quella presente in azienda, non quando serve una paio di braccia in più. Il tema è abbastanza maturo da essere arrivato in Parlamento: la proposta di legge C. 2474, in esame alla Camera dei deputati, punta a introdurre incentivi fiscali per l’assunzione di temporary manager e manager a progetto nelle piccole e medie imprese. Non è ancora legge, ma dice quanto la figura si stia normalizzando.

Le sette ragioni per cui un’azienda lo ingaggia

  1. Velocità. Un manager esperto è operativo in due o tre settimane. Una selezione per una figura dirigenziale equivalente richiede tre-sei mesi tra ricerca, colloqui, preavviso e inserimento. Quando il problema è già in corso, la differenza fra le due tempistiche è l’intero danno.
  2. Il costo diventa variabile. Nessun TFR, nessun onere contributivo a carico dell’azienda, nessun costo di uscita, nessun impegno pluriennale. Per un CFO questa non è una sfumatura contabile: è la differenza tra un impegno fisso e reversibile e uno che entra in bilancio per anni.
  3. Seniority che non potresti assumere. Circa metà del mercato italiano del temporary management è fatto di PMI sotto i cento dipendenti: aziende che hanno bisogno di una competenza di alto livello per un progetto preciso, ma che non possono sostenere quella figura a tempo pieno tutto l’anno.
  4. Obiettività. Chi arriva da fuori non ha una carriera interna da difendere, non deve proteggere una scelta fatta due anni fa e non ha rapporti personali da salvaguardare. Dice quello che vede, anche quando è scomodo.
  5. Trasferimento di competenze. Un buon incarico non lascia dipendenza, lascia metodo: processi, strumenti e persone interne formate. Il valore resta in azienda anche dopo l’uscita del manager.
  6. Copertura delle transizioni. Uscita improvvisa di un dirigente, maternità, passaggio generazionale, integrazione dopo un’acquisizione, ingresso di un fondo. Sono i casi in cui la sedia non può restare vuota e la scelta definitiva non può essere fatta di fretta.
  7. Riduzione del rischio. Mandato a termine, obiettivi scritti, verifica a tappe. Se non funziona si chiude alla scadenza, senza contenzioso e senza il costo umano di una separazione.

Quanto costa davvero, numeri alla mano

È la prima domanda che arriva, e quasi sempre è posta male. La domanda giusta non è «quanto costa un temporary manager», ma «quanto costa rispetto all’alternativa, a parità di risultato atteso». Partiamo comunque dai numeri di mercato in Italia.

RuoloTariffa giornaliera indicativa
CEO o amministratore delegato ad interim1.500 – 2.500 €
Direttore generale ad interim1.400 – 2.200 €
Direttore risorse umane ad interim900 – 1.500 €
Temporary marketing manager senior (10-15 anni)600 – 1.200 €

Su base mensile a tempo pieno il mercato si muove tra 4.000 e 7.000 euro al mese per profili con otto-dodici anni di esperienza e tra 7.000 e 12.000 euro per profili senior con quindici-venti anni. Ma il dato più utile è un altro: la maggior parte degli incarichi non è a tempo pieno. Con quattro-sei giorni al mese, che per moltissime funzioni sono sufficienti, si sta tra i 2.400 e i 7.200 euro mensili.

2-3 sett.
Per essere operativo, contro i 3-6 mesi di una selezione dirigenziale
51%
Degli incarichi in Italia è part-time, non a tempo pieno (rilevazioni 2025)
6-18 mesi
Durata tipica di un mandato, con verifica a tappe intermedie

Il confronto con l’assunzione va fatto sul costo azienda, non sulla retribuzione lorda. Una figura manageriale senior interna, sommando contributi, TFR, benefit, costo della selezione e i mesi di rampa prima che porti valore, difficilmente sta sotto i 90-120 mila euro l’anno di costo pieno, e per uscirne servono trattativa e denaro. Un incarico part-time da quattro-sei giorni al mese si colloca in una fascia sensibilmente più bassa, si attiva in tre settimane e si chiude con un preavviso.

Il punto che convince un CFO

Non stai comprando una persona più economica. Stai cambiando la natura del costo: da fisso, pluriennale e difficile da smontare a variabile, a termine e reversibile, con un risultato atteso scritto nero su bianco.

Temporary, fractional, interim, consulente: chi fa cosa

I quattro termini vengono usati come sinonimi e non lo sono. Interim manager e temporary manager indicano la stessa figura, il primo è semplicemente l’uso anglosassone. Gli altri due sono cose diverse.

Temporary managerFractional managerConsulente
MandatoPieno, su una sola aziendaFrazionato su più aziendeAnalisi e raccomandazione
Deleghe operativeNo
Impegno tipicoTempo pieno o quasi2-8 giorni al mese, ricorrentiA progetto
Durata6-18 mesiContinuativa, rinnovabileSettimane
Risponde diRisultatiRisultatiQualità dell’analisi
Caso d’usoTransizione, emergenza, sostituzioneCrescita strutturata e continuaDecisione una tantum

La sintesi che funziona in riunione: il temporary si chiama per spegnere un incendio, il fractional per costruire qualcosa che regga. Se il vostro problema è una sedia vuota domani mattina, cercate un temporary manager. Se il problema è che nessuno guida una funzione in modo continuativo e non vi serve una persona cinque giorni su cinque, la formula corretta è il fractional. Molte aziende partono in modalità temporary e proseguono in fractional una volta rientrata l’emergenza.

Che contratto si usa e cosa deve esserci scritto

Lo strumento standard è il contratto d’opera professionale con un titolare di partita IVA: non c’è vincolo di subordinazione, il compenso è fatturato con l’IVA dove dovuta e l’azienda non sostiene TFR né oneri previdenziali. Se invece si preferisce avere la figura dentro l’organico, le alternative praticabili sono il tempo determinato, eventualmente part-time verticale su due o tre giorni a settimana, e la collaborazione coordinata e continuativa. La scelta è una questione di vincoli di budget e di organico, non di competenza: la persona è la stessa.

Le otto clausole che non possono mancare

Come si misurano i risultati

Un incarico senza indicatori si trasforma inevitabilmente in una discussione sulle impressioni. Gli obiettivi vanno fissati prima dell’ingresso e verificati a 30, 60 e 90 giorni. Per un temporary manager del marketing digitale gli indicatori che contano sono pochi e sempre gli stessi:

Un avvertimento tecnico

Nella maggior parte delle aziende il primo mese non serve a migliorare i numeri, serve a renderli affidabili. Se GA4 dice una cosa, la piattaforma pubblicitaria un’altra e il gestionale un’altra ancora, qualsiasi KPI è un’opinione. Un manager che comincia sistemando la misurazione non sta perdendo tempo: sta costruendo l’unica base su cui poi potrete valutarlo.

Quando un temporary manager non serve

Vale la pena dirlo, perché gli incarichi che falliscono somigliano quasi sempre a uno di questi casi.

L’ostacolo vero: la delega e la resistenza interna

Nelle grandi organizzazioni un incarico di temporary management è soprattutto un fatto tecnico. Nelle PMI è soprattutto un fatto relazionale. L’imprenditore fatica psicologicamente a concedere una delega piena su qualcosa che ha costruito, e il team può leggere l’arrivo di un esterno come l’arrivo di un commissario, con la reazione difensiva che ne consegue.

Le contromisure che funzionano sono poche e semplici, e vanno decise prima del primo giorno:

Le agevolazioni: l’incarico si può finanziare

È la parte che quasi nessuno considera quando prepara il business case, e in molti casi cambia il segno della decisione: esistono incentivi fiscali per l’assunzione di temporary manager e misure che ne finanziano direttamente il costo. La più strutturata è quella di SIMEST, che ha una linea dedicata al Temporary Manager: finanziamento agevolato con una quota a fondo perduto per l’inserimento temporaneo di un manager in progetti di innovazione digitale, tecnologica o ecologica a supporto dell’internazionalizzazione dell’impresa.

Tre dettagli che contano, presi dalla circolare che regola la misura. Il primo: tra le figure ammesse la circolare cita esplicitamente i Temporary Export Manager, i Temporary Digital Marketing Manager e i Temporary Innovation Manager, oltre a chiunque abbia comprovata esperienza in export e internazionalizzazione, transizione digitale o ecologica e processi di innovazione aziendale. Il secondo: l’importo finanziabile è il minore tra il 20% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci e 500.000 euro, con una soglia minima di 10.000. Il terzo: alla parte finanziata si aggiunge una quota a fondo perduto fino al 10% del finanziamento, con un massimo di 100.000 euro, che sale al 20% (fino a 200.000 euro) per le imprese con sede operativa nel Mezzogiorno e per startup e PMI innovative che realizzano progetti in Africa, America centro-meridionale o India.

Possono accedere le imprese con sede legale e operativa in Italia, in stato di attività, che alla data della domanda abbiano depositato almeno due bilanci relativi a due esercizi completi. La misura è rivolta a tutte le imprese e in particolare alle micro, piccole e medie.

Da verificare prima di metterlo a budget

Vale per questa e per tutte le misure citate qui sotto: le finestre per presentare domanda aprono e chiudono in base alle risorse disponibili, e requisiti, percentuali e massimali cambiano da un’edizione all’altra. Le informazioni riportate in questa pagina sono aggiornate a fine agosto 2026 e servono a farvi capire che le strade esistono, non a sostituire una verifica: controllate lo stato di ogni misura sul sito dell’ente che la gestisce e fatevi assistere da un consulente di finanza agevolata o dal vostro consulente del lavoro prima di inserirla nel piano economico. A livello regionale esistono inoltre bandi analoghi per l’inserimento di figure manageriali e per la formazione.

Se il progetto non è di internazionalizzazione

La linea SIMEST copre solo i progetti legati ai mercati esteri, e non tutte le aziende ne hanno uno. Se l’obiettivo è la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica, la crescita delle competenze interne o semplicemente assumere, le strade sono altre. Alcune di queste sono aperte proprio adesso.

MisuraCosa copreChi può accedereStato a fine agosto 2026
Sviluppo Competenze
MIMIT / Invitalia
Contributo del 50% sulle spese per servizi di formazione e consulenza legati a transizione digitale, tecnologica ed ecologica. Progetti da 10.000 a 60.000 € PMI con sede in Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Molise Sportello aperto dal 10 settembre al 21 dicembre 2026
Voucher per consulenza in innovazione
MIMIT
Contributo sulle prestazioni di un manager dell’innovazione qualificato. Il digital marketing rientra tra gli ambiti ammessi Micro, piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale Sportello chiuso per esaurimento risorse: misura strutturale da tenere d’occhio
Decontribuzione Sud PMI
Ministero del Lavoro / INPS
Esonero del 20% dei contributi previdenziali a carico del datore per il 2026-2027, sui rapporti a tempo indeterminato Micro e PMI in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia In vigore, con percentuali decrescenti fino al 2029
Bonus ZES unica Mezzogiorno
INPS
Esonero contributivo per nuove assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni della ZES unica Datori di lavoro privati, con requisiti specifici su dimensione aziendale e profilo del lavoratore Istruzioni operative INPS pubblicate nel 2026
Assunzione di percettori di NASpI
INPS
Contributo pari al 20% dell’indennità mensile residua che sarebbe spettata al lavoratore, per la durata residua del trattamento Datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato una persona che percepisce la NASpI Misura strutturale, soggetta al regime de minimis

Per chi sta preparando il business case il punto è questo: la stessa persona può entrare con formule diverse, e ogni formula intercetta agevolazioni diverse. Un incarico a partita IVA dentro un progetto di export guarda a SIMEST; un progetto di crescita delle competenze digitali del team guarda a Sviluppo Competenze; un’assunzione in una regione del Mezzogiorno guarda alla decontribuzione e, se la persona è disoccupata con indennità in corso, all’incentivo NASpI. Conviene scegliere la formula dopo aver guardato quali misure sono aperte, non prima.

Come portare la proposta in consiglio

Se state leggendo questa pagina da una direzione HR, questo è probabilmente il punto che vi serve davvero. Un consiglio di amministrazione non compra un manager: compra una decisione reversibile con un risultato misurabile. La proposta sta in una pagina e in cinque punti.

  1. Il problema, con il numero accanto. Non «il marketing non funziona», ma «il costo di acquisizione è passato da X a Y in quattro trimestri a parità di budget». Senza il numero, la discussione diventa di opinioni e vince chi ha il ruolo più alto.
  2. Il costo dell’inazione, non il costo del manager. Quanto vale il ritardo? Quanto costano dodici mesi di budget speso male, o una funzione senza guida? È il termine di paragone corretto per la spesa che state proponendo.
  3. Le tre opzioni sul tavolo, confrontate. Assumere, affidarsi a un’agenzia, ingaggiare un temporary o fractional manager. Per ciascuna: costo annuo pieno, tempo di attivazione, reversibilità, chi risponde dei risultati. Presentare una sola opzione fa sembrare che abbiate già scelto; presentarne tre fa scegliere loro.
  4. Il mandato in tre righe. Obiettivi a 90 giorni, KPI di verifica, deleghe richieste. Se non riuscite a scriverlo in tre righe, il mandato non è ancora chiaro nemmeno a voi.
  5. La via d’uscita. Durata, preavviso, cosa resta in azienda al termine. È la clausola che fa passare le proposte: dimostra che il rischio è limitato e conosciuto in anticipo.
Un ultimo consiglio pratico

Se il consiglio è prudente, proponete di iniziare con un audit a pagamento di due o tre settimane invece che con un mandato lungo. Costa una frazione, produce un documento con priorità e stime di impatto, e vi mette in mano dati veri per la decisione successiva. Molte collaborazioni che poi durano anni sono cominciate esattamente così.

Domande frequenti

Quanto costa un temporary manager in Italia?

Le tariffe giornaliere vanno indicativamente da 800 a 2.500 euro secondo ruolo e seniority: 1.500-2.500 euro al giorno per un CEO o direttore generale ad interim, 900-1.500 per un direttore risorse umane, 600-1.200 per un temporary marketing manager senior. A tempo pieno su base mensile si va da 4.000-7.000 euro per profili con 8-12 anni di esperienza a 7.000-12.000 euro per profili con 15-20 anni. In part-time, con quattro-sei giorni al mese, si sta tra 2.400 e 7.200 euro mensili.

Che contratto si usa per un temporary manager?

Nella maggior parte dei casi un contratto d’opera professionale con un titolare di partita IVA: non è un’assunzione, quindi non genera TFR né oneri previdenziali a carico dell’azienda e si chiude alla scadenza senza costi di uscita. In alternativa si possono usare un tempo determinato, anche part-time verticale, o una collaborazione coordinata e continuativa se si preferisce inquadrare la figura in organico.

Quanto dura un incarico di temporary management?

La durata tipica è tra sei e diciotto mesi. Sotto i sei mesi è difficile vedere un impatto misurabile sugli indicatori di business; per riorganizzazioni complesse si arriva a dodici-diciotto mesi. Va ricordato che, secondo le rilevazioni di mercato pubblicate nel 2025 dalle associazioni italiane del temporary management, circa il 51% degli incarichi è part-time: la durata in mesi non coincide con un impegno a tempo pieno.

Qual è la differenza tra temporary manager e fractional manager?

Il temporary manager lavora in genere a tempo pieno o quasi su una sola azienda, per un mandato a termine legato a una transizione o a un’emergenza. Il fractional manager fraziona il proprio tempo tra più aziende con un impegno ricorrente di pochi giorni al mese, ed è pensato per una crescita strutturata nel tempo. In entrambi i casi la figura riceve deleghe operative e risponde dei risultati.

Qual è la differenza tra un temporary manager e un consulente?

Il consulente analizza, raccomanda e consegna un documento: l’esecuzione resta all’azienda. Il temporary manager entra nella struttura, riceve deleghe, gestisce persone e processi ed è valutato sui risultati raggiunti. La differenza sta nel mandato, non nella durata dell’incarico.

Come si misurano i risultati di un temporary manager?

Obiettivi e KPI vanno scritti nel contratto prima dell’ingresso, con il valore di partenza già rilevato, e verificati a 30, 60 e 90 giorni. Per il marketing digitale gli indicatori tipici sono CAC, MER, ROAS, LTV, tasso di conversione da contatto a cliente e costo per lead qualificata. Il primo passo è quasi sempre rendere affidabile la misurazione.

Un temporary manager può essere finanziato con fondi pubblici?

In alcuni casi sì. La linea Temporary Manager di SIMEST prevede un finanziamento agevolato con una quota a fondo perduto fino al 10% (fino al 20% per le imprese del Mezzogiorno e per le PMI innovative in progetti su determinati mercati) per l’inserimento temporaneo di un manager in progetti di innovazione digitale, tecnologica o ecologica a supporto dell’internazionalizzazione. La circolare cita esplicitamente il Temporary Digital Marketing Manager tra le figure ammesse e richiede almeno due bilanci depositati. Le finestre di presentazione dipendono dalle risorse disponibili: va verificato lo stato aggiornato della misura prima di contarci.

Quali sono i rischi di un incarico di temporary management?

Il rischio principale non è tecnico ma relazionale: nelle PMI la proprietà fatica a concedere una delega piena e il team può percepire il manager esterno come un commissario. Si mitiga con un mandato dichiarato pubblicamente all’avvio, obiettivi condivisi, un referente interno e una riunione settimanale fissa. L’altro rischio è un contratto senza deleghe scritte: in quel caso il temporary manager diventa un consulente costoso.

Sto valutando una figura di questo tipo. Da dove comincio?

Sono Giovanni Rasulo, Digital Marketing & Fractional Manager. Lavoro con PMI ed e-commerce italiani da 1 a 10 milioni di fatturato su acquisizione clienti, campagne Google e Meta, SEO, salute del sito e funnel, con oltre 20 milioni di euro di budget pubblicitario gestito in dodici anni. Sul sito trovi le tre formule contrattuali con cui puoi ingaggiarmi, cosa succede nei primi 90 giorni e l’audit di due settimane da cui parte quasi sempre la collaborazione.

Nota sui dati e sulle fonti
  • Le condizioni della linea Temporary Manager (importi, quota a fondo perduto, figure ammesse, requisiti di bilancio) sono tratte dalla documentazione ufficiale SIMEST: Finanziamento a sostegno dell’internazionalizzazione e Circolare n. 8/394/2023, aggiornamento del 30 ottobre 2025 (PDF).
  • La proposta di legge C. 2474, Giorgianni ed altri, «Agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese», è stata presentata il 20 giugno 2025 e assegnata alla Commissione VI Finanze; l’esame in commissione è iniziato il 4 novembre 2025. Alla data di aggiornamento di questa pagina non è legge.
  • Le altre misure citate sono descritte nelle pagine ufficiali degli enti che le gestiscono: Sviluppo Competenze e Voucher per consulenza in innovazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Decontribuzione Sud del Ministero del Lavoro, Bonus ZES unica Mezzogiorno e incentivi all’assunzione dell’INPS.
  • Le tariffe giornaliere e mensili e la quota di incarichi part-time sono rilevazioni di mercato pubblicate nel 2025 e nel 2026 da operatori e associazioni italiane del temporary management. Sono valori indicativi di riferimento, non tariffari ufficiali: il compenso di un singolo incarico dipende da ruolo, settore, dimensione dell’azienda e giorni di impegno.